James Bond è in cerca di vendetta per il tradimento e la morte di Vesper. La sua missione lo porterà in Austria, Italia e Sud America e, guidato dalla bella Camille, l’agente 007 entrerà in contatto con Dominic Green, esponente di una misteriosa organizzazione e uomo d’affari senza scrupoli, in cerca del totale controllo delle risorse naturali.
Recensione
Da dove viene il fascino di James Bond? Qual è il segreto che da quarant’anni ne fa la spia più amata del mondo, nonostante il susseguirsi di interpreti spesso mediocri? L’equilibrio. Tra virilità e raffinatezza, violenza e humour, tra arrogante individualismo e assoluta lealtà verso il suo paese. Nel corso degli anni, dalla caratterizzazione virile ed epica dell’insuperato Connery, passando attraverso l’umorismo un po’ bolso del pur simpatico Moore, si era giunti al “fighettismo” ingessato di Brosnan, fatuo damerino dal capello plastificato, carico di gadget ipertecnologici e totalmente privo di appeal aggressivo. L’apparizione di Daniel Craig, attore eccellente fra l’altro, ha assunto quindi il significato di un salutare ritorno al passato, alla fisicità, ad un genere di fascino tipicamente virile, apertamente minaccioso: i vestiti si macchiano di sangue finalmente, i capelli si scompigliano, il nodo alla cravatta si allenta, i gadget lasciano il campo ai pugni. Era ora.
Quantum of Solace, diretto dal sentimentale Ben Foster reduce dal melenso Il cacciatore di aquiloni, scorre sul sottilissimo confine tra “machismo” e “bondismo”, la sottile differenza tra Jason Bourne (o Ethan Hunt) e James Bond, che fa dei primi due “semplici” action heroes, mentre del secondo un mito transgenerazionale. Ecco allora: mentre Casino Royale aveva trovato un equilibrio perfetto, questa seconda puntata appare sbilanciata in favore di una modernità cinica ed ipercinetica. Intendiamoci, Craig rimane il miglior Bond dopo Connery, le scene d’azione sono emozionanti grazie a stunt eccezionali e ad un uso oculato degli effetti speciali, la regìa è buona (meglio il sottovalutato Martin Campbell però), il ritmo incalzante e la tensione resta alta per tutta la durata. Ma cominciano ad emergere alcuni difetti concettuali, strettamente legati al palese tentativo di aggiornare la saga ai nostri mediocri tempi.
Così la nuova avventura perde la propria autonomia narrativa per diventare soltanto il sequel di Casino Royale, dal cui epilogo riparte proprio come Jason Bourne o Harry Potter: un sintomo di pericolosa serializzazione che riduce l’eccezionalità rituale dei film di 007. Così come la palese, ostinata banalizzazione del male, un’opera di smitizzazione del villain cominciata con il banchiere Le Chiffre e compiuta con il faccendiere Dominic Greene, un Mathieu Amalric che pare un impiegato del catasto, assolutamente impreparato allo scontro finale con lo 007 steroideo di Craig. Vabbé non insistere con gli scienziati pazzi della Spectre, ma un minimo di fascino per il cattivo rimane fondamentale. In ultima analisi, un passaggio piacevole ma intelocutorio, in attesa di capire se il vecchio James Bond saprà stare al passo con i tempi mantenendo la propria “allure” o si trasformerà definitivamente in uno dei tanti picchiatori dello schermo.
Regìa: Marc Forster.
Interpreti: Daniel Craig, Olga Kurylenko, Mathieu Amalric, Judi Dench, Giancarlo Giannini, Gemma Arterton
Sceneggiatura: Paul Haggis, Neal Purvis, Robert Wade.
Fotografia: Roberto Schaefer.
Montaggio: Richard Pearson, Matt Chesse.
Scenografia: Dennis Gassner.
Musica: David Arnold.
Origine anno G.B., U.S.A., 2008.
Durata: 106 min.



del.icio.us
blinklist
digg
Facebook
Furl
ma.gnolia
Newsvine
Pownce
reddit
StumbleUpon
Technorati
Twitter