Brian è un giovane venditore di materassi di lusso che sin da bambino coltiva il sogno di adottare un bimbo cinese. Mentre le sue giornate passano nell’attesa di una risposta dal centro adozioni, Brian frequenta l’amico scienziato e si innamora di Happy una ragazza molto ricca e infelice.
Recensione
Al suo lungometraggio di esordio, Matt Aselton si diverte ad accumulare stramberie ed un cast in cui all’esile Paul Dano (il giovane predicatore de Il petroliere) si affiancano John Goodman e Ed Asner che qualcuno ricorderà nelle vesti di televisive di Papa Giovanni XXIII. In Gigantic, il dettaglio folle finisce per farsi talmente ingombrante da convincerci che la storia è trascurabile mentre l’essenziale sta proprio nel pretesto. Il che non sarebbe neppure una cattiva idea ma rimane il dubbio che il buon Aselton non l’abbia pensata proprio così. Infatti, dietro all’improbabilità di materassi svedesi da quattordicimila dollari (viva la crisi), di ragazze bellissime che sognano un dottorato in neuroscienze e di chef francesi che regalano aragoste, si nasconde in realtà la voglia di inviare un messaggio allo spettatore. Gigantic è infatti la storia di un ragazzo che sa lottare con pazienza per realizzare il suo sogno d’amore, adottare una bambina cinese. Come se non bastasse, nel frattempo riuscirà anche a trovare una fidanzata bella e ricca.
L’ossessione del giovane protagonista Brian per l’adozione internazionale ci fa sorridere e pensare al capriccio, alla follia infantile e al fatto che Aselton ci sta forse prendendo un po’ in giro. Quando il negozio di materassi si rivela una troppo smaccata metafora del mondo dei sogni in cui vive Brian, quando la sceneggiatura usa il disagio famigliare per renderci sopportabili i protagonisti e la viziatissima Happy si dimostra capace di un amore da lieto fine, tentenniamo tra la voglia di lasciare la sala e l’attesa di un finale splatter. La figura del barbone violento che per tutto il film vuole fare la pelle a Brian tinge la storia di un’ombra nera. Quest’uomo brutto, sporco, cattivo e poveraccio che con una mazza in mano bracca Brian dietro ogni angolo di strada rappresenta ogni possibile male minacci il ragazzo e il suo sogno: la violenza insensata, la bruttezza, la solitudine, il fallimento e chiaramente la povertà. Ancora verso la fine della pellicola ci chiediamo se l’ironia di Gigantic si risolverà in un finale crudelissimo oppure in una bolla di sapone. Purtroppo il film manca decisamente di coraggio e spreca ogni occasione che la sceneggiatura offre per fare imboccare al film una svolta non solo interessante ma soprattutto chiara.
Come troppo spesso accade oggi al cinema e non solo, l’ironia, l’ambiguità, l’ambivalenza e la lettura al secondo o terzo grado sono astuzie utilizzate per catturare un pubblico più largo possibile e più eterogeneo possibile e questo è un peccato per un prodotto indipendente che teoricamente dovrebbe poter esprimere più coraggio.
Titolo originale: Gigantic
Regia: Matt Aselton
Sceneggiatura: Adam Nagata e Matt Aselton
Interpreti: Paul Dano, Zooey Deschanel, John Goodman, Ed Asner
Origine Anno: USA, 2008
Durata: 97 min.
Montaggio: Beatrice Sišul
Musica: Roddy Bottum
Scenografia: Rick Butler
Fotografia: Peter Donahue
Produzione: Epoch Films, Killer Films, John Wells Production
Distribuzione: BIM



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